Necropoli di Grotta Porcina

Grotta Porcina è un’area archeologica situata lungo il percorso strada consolare romana che in questa zona dell’Etruria meridionale è andata a ricalcare tracciati preesistenti. La necropoli occupa la vallata attraversata dal Fosso Grignano e mostra varie tipologie di tombe, alcune delle quali monumentali. Il singolare nome della località allude alla trasformazione delle tombe etrusche in ricoveri per suini, riutilizzo che in alcuni sepolcri ha comportato radicali manomissioni. Il monumento principale della necropoli è rappresentato da un grande tumulo (detto localmente Grande Ruota o Castelluzzo), risalente alla prima metà del VI secolo a. C., ricavato dallo sperone tufaceo scolpendo un tamburo circolare (alto m 3,50 e dal diametro di m 28) coronato da una cornice tripartita. Una sua peculiarità architettonica è la presenza di una sorta di ponte (largo più di 3 m) risparmiato nel tufo per consentire l’accesso alla sommità del tumulo, dove probabilmente si svolgevano le cerimonie funerarie. All’interno del sepolcro si trovavano tre camere in asse, di cui rimane leggibile la copertura a doppio spiovente con la trave di colmo (columen) e le travi minori a rilievo; tracce di una finta porta dipinta in rosso sono visibili sui residui della parete divisoria tra prima e seconda camera.

Nella vallata sottostante è situata una singolare struttura rupestre (prima metà VI sec. a. C.) interpretabile come un altare o un portacippi: è costituita da un tamburo di forma cilindrica (diametro di m 5,80) decorato con un fregio a bassorilievo di gusto orientalizzante raffigurante una sequenza di animali gradienti intramezzati da elementi vegetali. L’altare sorge al centro di un’area rettangolare delimitata su tre lati da gradinate sulle quali verosimilmente prendevano posto gli spettatori che assistevano alle cerimonie legate al culto funerario, probabilmente della famiglia aristocratica (Cleina) a cui apparteneva il grande tumulo sovrastante.