Santuario di Demetra

Una serie di indagini archeologiche, tra il 2006 e il 2010, in località Macchia delle Valli, in un’area prossima ad una sorgente d’acqua, hanno riportato alla luce i resti di un santuario etrusco-romano. Il complesso è costituito da una serie di ambienti rupestri, di aree cultuali all’aperto e da una piccola struttura costruita in blocchi di peperino (cella) che ha restituito gli arredi di culto e la statua in terracotta di una divinità femminile (fine III-inizi II sec. a. C.). La dea è da identificare con la greca Demetra, assimilabile all’etrusca Vei e alla romana Cerere. Il culto ha carattere rurale, ctonio (cioè sotterraneo) ed è legato alla presenza dell’acqua, a cui si attribuirono anche virtù terapeutiche come dimostrato dai numerosi votivi anatomici rinvenuti, che ne attestano il carattere propiziatorio per la fertilità e per la sanatio. La cella, situata entro un anfratto rupestre, è realizzata in lastre di peperino ed ha il tetto a doppio spiovente con i timpani decorati con un disco rilevato. All’interno si trova un banco di peperino monolitico su cui era stata adagiata la statua di culto, un tavolino rituale ed un piccolo altare di peperino su cui è stata rinvenuta una moneta bronzea (Asse di Domiziano), interpretabile come l’ultima offerta deposta prima dell’abbandono del santuario (tra la fine del I e l’inizio del II sec. d. C.). Nell’area di ingresso erano alloggiati alcuni apprestamenti per il rituale: una vasca in peperino, un altare, una macina e un focolare. Il santuario è stato frequentato per un arco cronologico che va dalla fine del III sec. a. C fino l’inizio del II d. C..

I reperti rinvenuti sono oggi esposti nel Museo Archeologico Nazionale di Viterbo alla Rocca Albornoz dove è possibile vedere la ricostruzione a grandezza naturale della cella contenente le statue di culto (Demetra e la testa di Persefone ) e gli arredi sacri. Demetra è raffigurata in trono e tiene nella mano destra una patera umbilicata mentre nella sinistra doveva sorreggere probabilmente un mazzo di spighe.

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