Museo Diffuso sulle Arti Popolari di Vetralla

Il Museo Diffuso sulle Arti Popolari di Vetralla “Labor.A” nasce nel gennaio 2019 con lo scopo di preservare la memoria di usi e costumi altrimenti destinati a scomparire se non adeguatamente preservati, andando a creare un vero e proprio museo diffuso di quelle arti che da sempre caratterizzano, nella loro originalità, la cultura popolare della città, intendendo il lavoro degli artigianati tradizionali come una vera e propria forma d’Arte.

Il museo si compone di molteplici punti d’interesse dislocati nel centro storico del paese:

Arte del Cucito rappresentata dalla “Bottega del sarto Menicuccio”, un luogo dove tutt’ora si svolgono attività di sartoria teatrale da parte dell’Associazione Culturale Opera Extravaganza.

Arte dei Pignattari con il laboratorio ceramico e l’antica fornace scavata nel tufo di “Checco Lallo”, rimasta pressoché invariata nelle sue condizioni originarie. Ricordata come tra le più note attività artigianali del viterbese, la lavorazione della “ceramica rossa” vetrallese si caratterizza per un impasto dal tipico colore rosso e per i motivi ornamentali gialli e verdi. I motivi decorativi, per lo più floreali, erano spesso eseguiti dalle donne, e distinguevano la produzione dei diversi gruppi di artigiani. La fornace della famiglia Ricci è ancora attiva a Vetralla, in Via dei Pilari, con Francesco Ricci e suo nipote Angelo, che ancora oggi producono oggetti tipici della tradizione vetrallese. Il soprannome “Checco Lallo” deriva da uno dei capostipiti della famiglia Ricci che, ormai un secolo fa, apparteneva alla folta schiera di ceramisti che operavano a Vetralla. L’Arte dei Pignattari si pone come obiettivo quello di valorizzare e preservare la lunghissima tradizione ceramica locale, caratterizzata dall’argilla rossa ricavata dalle cave di Monte Panese.

Arte delle Tessitrici, che vede l’esposizione di un antico telaio originale per la lavorazione della tela in canapa o in lino eseguita a mano.

Arte del Calzolaio, con la bottega ancora attiva e rimasta immutata dalle origini, rappresenta una testimonianza di questa attività unica nel suo genere.

Casa Museo, la già citata abitazione contadina in stile ottocentesco ricostruita nei minimi dettagli, situata all’interno della torre medievale del Capitano del Popolo, dove si trovano gli oggetti della tradizione popolare vetrallese.

Arte Culinaria, un aspetto particolarmente interessante per la città, ognuna con gli spazi lavorativi ancora conservati secondo la tradizione che li ha visti attivi fino alle soglie del nostro secolo. Vede l’apertura delle botteghe storiche del Norcino, del Fornaio, e la “Cantina del Poeta”.

Arte delle Lavandaie e Arte dei Cordai con l’allestimento del lavatoio del Funare. Tale lavatoio prende il nome proprio dal luogo in cui si trova che, tradizionalmente, era l’area dove si realizzavano corde e funi con la canapa coltivata nel territorio. Molto rimaneggiato, è il più antico lavatoio di Vetralla, costruito nell’anno 1584 (Libro Bello e Libro dei Decreti, n.376, Archivio Comunale) essendo priore un Fantozzini, a seguito della costruzione dell’Acquedotto (avvenuta nel 1500). La struttura è costituita da un grande vano rettangolare che prende luce da due archi di accesso e da due aperture sul lato opposto. Il “vascone” centrale è suddiviso in due vasche: la prima, vicino alla cannella, per il risciacquo; la seconda per il lavaggio vero e proprio. Le lavannare che utilizzavano il lavatoio pubblico per lavare i panni erano le protagoniste di questo luogo di scambio di notizie e pettegolezzi. Pannelli esplicativi introducono il visitatore all’antica arte del bucato con la cenere e alla ricetta del sapone fatto in casa.

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