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SANTUARIO DI DEMETRA A MACCHIA DELLE VALLI
COME SI RAGGIUNGE: Attualmente l’area archeologica è chiusa da una recinzione e non è visitabile, dal momento che le strutture devono ancora essere messe adeguatamente in sicurezza.
1) All'altezza del km. 2,900 della Strada Provinciale Blerana, di fronte alla Madonna della Folgore, si lasci la macchina e si prosegua a piedi lungo un sentiero immerso nel bosco che conduce alla frazione della Pietrara; poco prima dell’abitato si prenda la strada incavata che scende a Fontana Asciutta. 2) Dalla frazione Pietrara dirigersi verso la Macchia delle Valli attraverso una strada lievemente incavata nel peperino che conduce all’interno del bosco di proprietà comunale (segnalata da un cartello): al primo incrocio svoltare a destra verso Fontana Asciutta.
Recentemente (maggio-giugno 2006) la Soprintendenza per i Beni Archeologici dell’Etruria Meridionale ha eseguito uno scavo d’emergenza (sotto la direzione dell’Ispettrice Dott.ssa M.G. Scapaticci) in località Macchia delle Valli, in un’area prossima ad una sorgente d’acqua, riportando alla luce i resti di un santuario etrusco-romano. La scoperta è avvenuta in seguito alla segnalazione da parte dei Carabinieri di scavi clandestini che avevano parzialmente intaccato i depositi votivi.
La cella è situata entro un anfratto rupestre, dalle cui pareti sembrerebbe essersi staccato ab antiquo un lastrone che, adagiatosi in posizione pressoché orizzontale, è stato utilizzato come una “terrazza” cultuale delimitata da un parapetto in opera quadrata costituito da tre blocchi di peperino (di cui uno con foro passante atto alle libagioni). La cella è realizzata in lastre di peperino ed ha il tetto a doppio spiovente con i timpani decorati con un disco rilevato. All’interno, sulla parete di fondo, si trova un banco di peperino monolitico su cui era stata adagiata la statua di culto; al centro della parete destra è stato rinvenuto invece un tavolino rituale sotto il quale erano stati deposti in posizione rovesciata quattro reperti ceramici (tra cui due lucerne di età neroniana). Sempre all’interno della cella si trovava un piccolo altare di peperino su cui è stata rinvenuta una moneta bronzea (Asse di Domiziano), interpretabile come l’ultima offerta deposta prima dell’abbandono del santuario (tra la fine del I e l’inizio del II sec. d. C.).
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