La ceramica

Vetralla ha una lunga tradizione di lavorazione della ceramica, ricordata tra le più note attività artigianali del viterbese almeno dal ‘500 fino agli anni ’60 quando ancora rappresentava una importante attività economica; le ceramiche erano vendute in molti mercati della Tuscia e a Roma (materiali ceramici di produzione vetrallese rinvenuti in scavi urbani di Roma ne attestano la circolazione).

Gli artigiani, numerosi fino alla metà del ‘900 avevano tutti la bottega e la fornace e utilizzavano le grotte scavate nel tufo per la lavorazione e cottura dei prodotti.

Tra le famiglie di pignattari o pilari di cui si hanno maggiori notizie si ricordano i Pistella che occupavano le prime grotte lungo la via, poi i Paolocci e verso la fine i Ricci. L’usanza dei soprannomi permetteva di distinguere tra i componenti di rami diversi della stessa famiglia o tra famiglie diverse che avevano lo stesso nome. Tra i Pistella ad esempio vi era “scimmia”, “leccalume”, “la sorca”, tutti personaggi legati dallo stesso nome di Giovanni Pistella.

La produzione più conosciuta di Vetralla è quella detta a “ceramica rossa”. Si otteneva tramite un doppio processo di cottura: nella prima fase il prodotto, modellato nella forma e lasciato essiccare, veniva cotto gradualmente nella fornace; nella fase successiva il manufatto veniva ricoperto di vetrina piombifera, dove a volte si aggiungeva il colore bruno per ottenere un effetto scuro o “a macchie”, e decorato con i colori prevalenti del giallo e verde, tonalità comuni già nel medioevo; si procedeva quindi alla seconda cottura che avveniva ad una temperatura più elevata. I motivi decorativi, per lo più floreali, erano spesso eseguiti dalle donne, e caratterizzavano la produzione dei diversi gruppi: “la famiglia dei Ricci e dei Gambellini amava distinguersi coi motivi dell’ulivo, quella dei Paolocci che discendevano da Vincenzo preferiva le rose mentre i Paolocci di Antonio si ispiravano, oltre all’ulivo, anche alle margherite ed al quadrifoglio”. Va comunque sottolineato che il repertorio della ceramica di Vetralla, sebbene in una maggior stilizzazione e libertà interpretativa, trova le sue origini in una lunga e sperimentata adozione che caratterizza la ceramica dell’Italia centrale (Lazio, Umbria, Toscana) a partire dal tardo medioevo.

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