Foro Cassio

Foro Cassio è il più rilevante nucleo abitativo del territorio vetrallese in epoca romana. Sorse come statio lungo la via Cassia ed è probabile che sia stato impiantato contemporaneamente all’apertura della strada (intorno alla metà del II sec. a. C.). Viene riportato nella Tabula Peutingeriana come la stazione stradale di “Foro Cassi” (la settima di Roma) compresa tra quella di “Vico Matrini”, situata più a sud, quella delle “Aquas Passaris” distanti rispettivamente 4 e 11 miglia. L’abitato si sviluppava probabilmente con un impianto ortogonale, di cui restano solo le descrizioni di eruditi del XVII-XVIII secolo, che raccontano di un impianto termale con mosaici, opere idriche, sepolcri, edifici lussuosi con colonne e con pavimenti in mosaico o rivestiti di marmi, alzati con intonaci dipinti, sculture mormoree, rinvenimenti di vario materiale fittile e di monete d’argento e di bronzo. Attualmente conserva ben poco dei resti archeologici citati e quelli superstiti si trovano all’interno delle proprietà private: un tratto della Cassia, resti di alcuni monumenti sepolcrali eretti lungo la via consolare e varie strutture in calcestruzzo pertinenti a ville e a cisterne. Agli inizi del 2000 la British School at Rome ha condotto una serie di prospezioni geofisiche nella zona di Foro Cassio e soprattutto intorno alla chiesa di S. Maria. I risultati delle indagini prefigurano l’esistenza di un variegato complesso di strutture interrate di epoca antica e medievale; tra esse si è voluta riconoscere la presenza di un mausoleo o di recinto templare a pianta quadrangolare, di un fossato, di un piccolo anfiteatro e di vari sepolcri. In questa situazione intorno al IX secolo viene impiantata una chiesa dedicata alla Vergine, nuovo fulcro di Forum Cassii, località sempre citata nei tre grandi itinerari della tarda antichità e nel resoconto del viaggio intrapreso dall’arcivescovo di Canterbury, Sigerico, che vi si fermò durante il suo pellegrinaggio lungo la Via Francigena (tra il 990 e il 994) con il nome di Furcari. Nel XIII secolo il luogo viene dotato di un lebbrosario, confermandone l’importanza quale stazione per la sosta e l’assistenza lungo il tracciato della Via Francigena. L’attuale edificio ecclesiale, oggetto di interventi di restauro tuttora in corso, dotato di un atrio antistante la facciale al quale si accede da un ingresso ad arco, presentava a sinistra un altare sovrastato da una lapide con croce a rilievo e le lettere PS VERO (Porta Sancta VEROnicae). Sulla facciata a capanna si apre un finestrone con transenna decorata a nastri intrecciati, riferibili all’VIII-IX sec. d. C. L’interno a navata unica terminante con tre piccole absidi, è ricco di tracce pittoriche che ne testimoniano l’uso protratto dall’XI al XV secolo.

Gli affreschi all’interno

Fonte: “Vetralla lungo la Via Francigena” a cura di Davide Ghaleb Editore

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