Duilio Cambellotti

Duilio Cambellotti, un altro artista le cui tracce, a ben vedere, si possono ritrovare a Vetralla. Artefice della creatività molteplice, Cambellotti è stato scultore e rinnovatore del fare ceramica a Roma tra gli anni 20 – 40 ma, anche illustratore, disegnatore, costumista, scenografo e perfino educatore, avendo affiancato nei primissimi anni del secolo Alessandro Marcucci, Giacomo Balla e Giovanni Cena nelle scuole per i contadini dell’Agro Romano. Introdotto a Vetralla da Dante Paolocci, tra il 1920 e il 1940 Cambellotti trascorse parte del suo tempo nella cittadina, lavorando gomito gomito con il ceramista Paolocci, il quale, nonostante l’omonimia, sembra non abbia avuto alcun legame con l’artista Dante Paolocci. Anche se nella Vetralla odiern, purtroppo, non vi è più alcuna fornace attiva, al tempo di Cambellotti ve ne erano molte, ubicate nelle grotte appena fuori il paese. Di questa tipica produzione vetrallese permangono ancora tracce nell’antica via dei Pilari che si può percorrere andando verso Mazzocchio. Per chi è incuriosito dalla storia dell’arte ceramica a Roma nel primo quarto del secolo XX, risulta assai rilevante l’attenzione mostrata da Cambellotti verso quelle fornaci. Cambellotti apprezzava moltissimo le terracotte popolari vetrallesi, delle quali possedeva una ricca e variegata collezione, conservata fino a qualche tempo fa nel suo atelier insieme alle opere, le fotografie e a tanti disegni.

Ceramica di Duilio Gamebllotti su ispirazione della produzione di Vetralla

Il decoro fitomorfo, dipinto a mano libera con il giallo ferraccia e il verde ramina, tipico di quelle ceramiche, aveva colpito la sua fantasia creatrice, spingendolo ad utilizzare le materie prime locali come l’argilla, estratta dal vicino Monte Panese, per creare in loco alcuni vasi le cui forme e colori erano chiaramente dedotte da quelle tradizionali. Di questa particolare produzione è esemplificativo un grande vaso globulare presentante sul fianco un decoro di campi arati, come se fosse un globo terrestre, con plasticati a tutto tondo due cavalli al pascolo al posto delle anse che ricordano, alla lontana, i tipici fischietti vetrallesi a forma di cavalli, di buoi o di bufali. Ancora buoi accovacciati dalle lunghe corna erano il soggetto di una decorazione plasticata a rilievo per un altro grande bacinetto che si presentava come un’ampia vallata. Infine il Gallo, di terracotta non invetriata, per il quale lo spunto è dato dalle forme dei vasi torniti da Paolocci, felicemente sezionati e montati dall’artista in un sorprendente grande vaso-scultura.

Fonte: “Vetralla lungo la Via Francigena” a cura di Davide Ghaleb Editore

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